C’era una volta una brava funzionaria pubblica

MobbingC’era una volta una brava funzionaria pubblica.

Fu incaricata di occuparsi dello sportello unico delle attività produttive di un Comune italiano.
Non si trattava propriamente di una promozione, ma di promoveatur ut amoveatur: lavorando all’ufficio edilizia del Comune, la sua incorruttibilità e trasparenza intralciavano il regolare dispiegarsi di interessi di bottega.

Arrivata all’ufficio SUAP la funzionaria si accorse che c’era bisogno di una rivoluzione digitale. Cercò un partner tecnologico affidabile e, dopo un progetto durato sei mesi, l’ufficio iniziò a gestire le pratiche in modalità esclusivamente telematica come richiesto dalla legge.

Ma anche all’ufficio SUAP un bravo funzionario può dare fastidio. Ora, con l’aiuto del digitale, la funzionaria aveva un motivo in più per non far “passare avanti” le pratiche dei raccomandati.
Al Comune capirono che non bastava più promuoverla: ovunque fosse andata, avrebbe intralciato gli oliati meccanismi del sottobosco burocratico. Occorreva liberarsene.

Si può fare mobbing anche in un ente pubblico: dopo un anno di applicazione sistematica del metodo, la brava funzionaria ha approfittato di un concorso vinto nella buona scuola e se n’è andata.

Ora fa la pendolare: due ore e un quarto all’andata, altrettante al ritorno. Ha perso la retribuzione della posizione organizzativa e guadagna 1.200 € al mese.
Siamo sicuri che la nostra amica sarà un’ottima insegnante e speriamo che riesca a trasmettere un po’ della sua onestà agli studenti, ma questa storia resta quella di una sconfitta della buona amministrazione.

Inutile dire che si tratta di una storia vera.
La pubblichiamo per esprimerle almeno la nostra solidarietà e riconoscenza.