Perché è così difficile fare un GIS catastale? (terza e ultima puntata)

Oggi si conclude il cammino, iniziato due settimane fa con la prima puntata e proseguito settimana scorsa con la seconda puntata.

Una carta di uso del suolo mancata

Legge di Schopenauer sull'entropiaLa mappa catastale è all'origine una carta di uso del suolo: nasce infatti per scopi fiscali rispetto ai terreni agricoli di un Comune. Le operazioni di formazione della mappa catastale chiariscono la sua concezione logica ed evidenziano la sua natura.

Le operazioni estimative di qualificazione consistono nello stabilire le varie tipologie di coltura presenti in ciascun Comune, secondo una griglia di trenta diversi tipi di coltura, chiamati qualità, e definiti dalla direzione generale del Catasto.

Oltre alle qualità di coltura, in fase di qualificazione vengono definite anche le destinazioni:

  1. aree di fabbricati urbani, opifici e fabbricati rurali con le loro dipendenze
  2. aree di fabbricati destinati al culto
  3. cimiteri, parchi e viali delle rimembranze
  4. aeroporti, campi di aviazione, fortificazioni militari
  5. cave, miniere, torbiere, saline, laghi e stagni per pesca
  6. alvei di fiumi, laghi, stagni, spiagge, rocce nude, ghiaie, sabbie
  7. aree di immobili di proprietà dello Stato sottratti alla produzione per pubblico servizio (strade, piazze, ponti senza pedaggio)
  8. canali maestri per la condotta delle acque.

È vero che nelle aree urbane la qualificazione è generica e indistinta tra gli usi residenziali e produttivi, ma una semplice correlazione con i dati relativi alle Unità Immobiliari Urbane che insistono sull'appezzamento consentirebbe di identificare con facilità gli usi prevalenti.

Peccato che il mancato aggiornamento renda la mappa catastale del tutto inadatta a uno degli scopi per i quali era nata!

Quante incertezze!

Per concludere il nostro ragionamento sulle manchevolezze della mappa catastale ricapitoliamo l'incredibile elenco delle occasioni mancate. Una mappa catastale con una bassa qualità geometrica e uno stato di aggiornamento non definibile è assolutamente inadeguata alle necessità di uno stato moderno e causa innumerevoli problemi:

  • impossibilità di definire i limiti amministrativi
  • incertezza sui limiti di proprietà
  • incertezza sulla consistenza del patrimonio pubblico
  • incertezza sulla consistenza del demanio stradale
  • difficoltà di imposizione sulle aree edificabili
  • incertezza sull'imposizione fiscale
  • mancata comprensione dell'uso del suolo.

Open data, o closed data?

Closed dataIl Decreto Legge 18/10/2012, n. 179 ha sostituito l’art. 52 del Decreto Legislativo 07/03/2005, n. 82 Codice dell’Amministrazione Digitale. In forza di questa modifica, gli Open Data sono diventati un obbligo di legge, nel rispetto della privacy e delle normative a garanzia del segreto statistico, a tutela dei brevetti e del diritto d’autore.
L'articolo 50 chiarisce in modo inequivocabile gli obiettivi di riuso da parte delle pubbliche amministrazioni e dei privati.

Il comma 7-bis dell'articolo 59, inserisce la base dati catastale tra i dati territoriali di interesse nazionale e dà mandato al direttore dell'Agenzia del territorio di garantirne la circolazione e la fruizione, conformemente alle finalità e alle condizioni stabilite dall'articolo 50.

Il Direttore dell'Agenzia deve definire le regole tecnico economiche per l'utilizzo dei dati catastali per via telematica da parte dei sistemi informatici di altre amministrazioni.

Il fatto che Regioni, Province e Comuni debbano accedere ai dati a titolo gratuito è stato chiarito dall'articolo 37, comma 54 del Decreto Legge del 04/07/2006. Il Direttore deve quindi definire solamente regole tecniche.

Quando le amministrazioni pubblicano la mappa catastale a supporto delle proprie attività istituzionali (come per esempio la certificazione urbanistica), l'Agenzia le diffida dal farlo perché la pubblicazione contrasterebbe con le regole tecniche.

Quali sono i danni per il Paese?

È davvero difficile quantificare i danni che un simile stato della cartografia catastale ha causato al mostro Paese, sia in termini di sprechi di risorse che di mancati introiti fiscali.

Avere informazioni sulle spese sostenute impropriamente dalla pubblica amministrazione per supplire alla mancanza di informazioni è estremamente difficile. Proviamo a fare qualche estrapolazione sulla base dei dati noti:

  • La Regione Emilia Romagna per eseguire un aggiornamento tramite fotointerpretazione della carta di uso del suolo al 4° livello CORINE (risoluzione spaziale: 1-1,5 Ha) per circa 22.000 Km² spende circa 100.000 € (circa 4,5 €/Km²). Un analogo aggiornamento per l'intero territorio italiano costerebbe circa 1.400.000 €
  • La Regione Emilia Romagna per eseguire un aggiornamento tramite fotointerpretazione della carta di uso del suolo al 5° livello CORINE (risoluzione spaziale: 0,5 Ha) per circa 22.000 Km² spende circa 250.000 € (circa 11,5 €/Km²). Un analogo aggiornamento per l'intero territorio italiano costerebbe circa 3.500.000 €
  • La Provincia di Cosenza per la propria carta di uso del suolo per circa 6.700 Km² spende circa 200.000 € (circa 30 €/Km²). Un analogo rilievo per l'intero territorio italiano costerebbe circa 9.000.000 €.

Riusciamo a immaginare quanti rilievi e aggiornamenti della cartografia di uso del suolo hanno fatto le Regioni e le Province italiane negli ultimi trent'anni? E i Comuni, che commissionano il rilievo dell’uso del suolo per la redazione dei loro piani urbanistici?

La disponibilità di una buona mappa catastale eviterebbe anche la restituzione di Carte Tecniche Regionali, Carte Tecniche Comunali e Database Topografici: i suoi contenuti sarebbero infatti più che sufficienti a soddisfare le esigenze di gestione e pianificazione della maggior parte dei Comuni italiani.

A questo punto, se ai costi di redazione della cartografia di uso del suolo aggiungiamo quelli di redazione di cartografia tecnica, allora l'importo dei danni da imponente diventa mostruoso.

Che fare?

Nella situazione di ristrettezze economiche nella quale si trovano, i Comuni italiani non possono più permettersi di subire le conseguenze di un catasto inadeguato.

Occorre una forte iniziativa politica che, anche lasciando sul tavolo della trattativa il trasferimento delle funzioni catastali, ottenga garanzie in merito alla possibilità di attivare percorsi di correzione e bonifica delle banche dati catastali con tempi ed esiti certi.
Non è pensabile che bassi interessi di bottega dell'Agenzia impediscano o rallentino l’intervento per la correzione dei dati anche quando i Comuni lavorano nell'ambito di convenzioni.

È davvero venuto il tempo di una generale chiamata alle armi dei Comuni italiani, che non possono permettersi di vedere le proprie sorti legate alle inadempienze di un catasto che sembra essere rimasto fermo al 1870.